Il nome dell’AQUILA

“Quante parole si possono dire su una goccia d’acqua, un rapace, un re ed il suo stemma, su   tanti castelli ed un numero magico che non è “cento”, ma…. quasi?

E noi, quante ne vogliamo dire?

Non tante… Quelle che servono per tornare ad essere contenti di passeggiare per le strade ed i vicoli, camminare con le nostre piccole storie al fianco della Storia.

 

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“Il nome dell’Aquila” é una produzione teatrale originale, costruita intorno alla storia della fondazione della città.

Anche il pubblico adulto può  apprezzare uno spettacolo con  molteplici livelli di lettura che prende spunto dalle trecentesche cronache di Buccio da Ranallo per inventare una canzone, una storia e una messa in scena che, originale e divertente, attenta alla sensibilità dei ragazzi a cui è principalmente destinata, non si prende libertà nei confronti dei documenti originali, semmai “gioca” con essi, risultando così pienamente godibile.

L’Aquila sin dalla sua nascita è “città territorio” fatta dalle persone per essere liberi ed uniti, una città di tutti gli abitanti dalle montagne al fiume, dalla collina ai boschi.
Con uno stile a tratti pedagogico ed a tratti giullaresco,  Teatrabile trasforma i personaggi della storia, in “persone” più vicine a noi di quanto siamo abituati a pensare.Ne viene fuori un “inno per  una città” che, nel corso dei secoli, ne ha viste tante e perciò… non deve spaventarsi di niente.

In scena troviamo Roberta Bucci  e Alessandra Tarquini , Mariarita Pace e Michele DI Conzo. La regia, la drammaturgia e le musiche  originali sono di Eugenio Incarnati.


IL NOME DELL’AQUILA – Uno spettacolo nato dentro la scuola
Sono convinte, tutti gli insegnanti che il teatro faccia bene agli alunni, perché stimola la creatività, genera un miglioramento delle prestazioni scolastiche, sviluppa le abilità motorie e molto altro… ma anche la scuola, a sua volta, fa: bene  al teatro:  “Il nome dell’Aquila” è stato costruito  proprio durante un laboratorio teatrale  con gli alunni del circolo Amiternum come  performance in grado di divertire e svolgere nel contempo  la funzione di strumento didattico.
Lo  spettacolo prende le mosse dalla citazione delle “Cronache  aquilane” di Buccio da Ranallo ed il trecentesco documento, lungi dal dimostrare la sua attempatezza, si rivela, qui,  vitale, e “coinvolgente”, tanto da far nascere un nuovo e più consapevole  amore per la nostra città ferita. 

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